IPOTESI ETIMOLOGICA SUL TOPONIMO

“DEMA”

Dall’omonima denominazione dell’attuale sito in Pietrapaola 

Il problema dell’emigrazione non è certamente nuovo per le nostre contrade se nel gennaio del 1274 il re Carlo d’Angiò “ordinava di verificare se veramente la terra di Pietrapaola, da lui donata al Milite Elia de Tuello, fosse rimasta quasi disabitata per l’emigrazione di quelli che vi dimoravano” (o. Dito in “Storia Calabrese”, Brenner, 1919).
Il documento, a nostra conoscenza il più antico che cita Pietrapaola, custodito nell’Archivio di Stato di Napoli, invita il “Mastrogiurato” dell’Universitas demaniale ad esentare tutti quelli che vi si portavano ad abitare “a juribus lignaminum galearum.... et ab aliis oneribus”.
Insomma, una sorta di “condono” per incoraggiare il ripopolamento di Pietrapaola.
Il precetto scritto di Carlo d’Angiò, reca nella rozza intestazione le seguenti diciture: “Mil. E. de Tuello ac dema. Terra Petrapaula”.
Ora, è necessario distinguere il governo delle Universitas Feudali da quelle Demaniali.
La parola “universitas”, che nel diritto romano aveva avuto un senso giuridico, era usata per indicare la “civitas”, quel corpo amministrativo che oggi corrisponde al “Comune”.
Ma, mentre nel “universitas feudali” i feudatari non avevano alcun diritto di giurisdizione, limitandosi, da grandi latifondisti all’ “angaria” ed alla “perangaria” (nel Medioevo, erano prestazioni forzate di varia natura imposte ai sudditi), in quelle “demaniali” la partecipazione era allargata a tutti i cittadini, meno (purtroppo) che alle donne le quali non era consentito esercitare cariche pubbliche.
Il “parlamento” popolare era convocato “ad sonum tubicinus” nella pubblica piazza, situata nella parte alta dell’abitato, ove sorgeva quello che oggi chiamiamo “municipio”, e cioè la “Universitas civium Demanialis” che, nella contrazione della lingua parlata, diventa semplicemente “DEMA”.
Pietrapaola fu una delle pochissime “universitas” che rimase demaniale (Arch. St, Na reg. Ang. 158 fi 221 t.) e sul cui sito insiste ancora, a distanza di nove secoli, il toponimo DEMA, donde il nome di Piazza Dema e Via Dema.

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Foto Gerardo Russo Grafica InternetWebMF